Tuesday, May 29, 2012

Indicinema in breve: intervista a cura di Renilde Mattioni

http://www.undo.net/it/magazines/1329387148


Nel 2009 quando a Venezia si parlò per la prima volta di Indicinema sembrò solo una “follia”, oggi invece diventa un’alternativa e una possibilità concreta per giovani autori. 

Grazie al lavoro e alla collaborazione di autori e esperti del settore, la Regione Lazio e il MiBac decidono di investire nel progetto. “Soldi che - precisa il Stefano Pierpaoli coordinatore alla prima conferenza stampa dell’anno 2012 - andranno interamente al cinema indipendente, a tutti quei film che altrimenti non troverebbero visibilità”. Ma cos’è realmente? Si tratta di una piattaforma che si preoccupa di lanciare, promuovere e distribuire le opere indipendenti di questo Paese, sfruttando tutte le risorse possibili sia di visibilità che di diffusione. La possibilità di proporre il proprio film continua con scadenze precise, verrà svolta una selezione dei migliori che faranno parte del listino a disposizione degli esercenti. Così è iniziata la selezione di quello che sarà il catalogo da presentare a Cannes, frutto del lavoro equo e attento degli addetti ai lavori, che si riuniranno per assistere e discutere in appuntamenti aperti al pubblico. Sono in lista già 52 sale. Ma come nasce Indicinema? E come può un giovane autore presentare la propria opera? Ne parliamo con Emanuele Cerquiglini Cerman attore e regista interno all'organizzazione di Indicinema. 

Come nasce Indicinema? 
Indicinema è nato come risposta all’esigenza impellente che vedeva coinvolti, autori, registi, filmmaker e attori del cinema indipendente. Nel 2010 dopo l’invasione del red carpet al festival di Roma, e dopo la sensazione comune che le richieste espresse nella protesta continuassero solo a privilegiare i soliti noti e il mantenimento dello status quo, si sono generate realtà associative importanti e nuove, a partire proprio da “Artisti indipendenti 2010” (l’associazione composta prevalentemente da giovani cineasti e attori che attualmente presiedo), e con la quale dopo un lavoro politico di confronto e scontro con altre associazioni o con i singoli professionisti si è arrivati a una normale selezione nei rapporti. 

L’obiettivo comune su cosa si è basato, dunque? 
Nel cercare un cambiamento attraverso la proposta di nuovi modelli basati sulla trasparenza, l’etica e il rapporto orizzontale e non più verticistico. Con Artisti indipendenti 2010, è stato semplice trovare comunione di intenti con un’associazione storica come l’Anac dove sono e sono stati i più grandi autori del cinema italiano: quelli che hanno portato il cinema italiano nel mondo. Ancora più importante è che questa unione rappresenta, ed è esempio, di un patto intergenerazionale fondamentale che se fosse allargato in tutti i settori rappresenterebbe la possibilità di una nuova coesione sociale capace di unire le grandi esperienze degli adulti all’innovazione naturale dei giovani. Con l’Anac si sono aggiunte Consequenze Network, da anni impegnata costantemente nel sociale (accessibilità in sala per i disabili, partecipazione e organizzazione ad iniziative legate all’antimafia e denuncia sociale) e la F.I.D.A.C. che rappresenta tutte le categorie dei lavoratori del mondo cinematografico. Queste quattro Associazioni sposando l’idea un progetto culturale comune hanno dato vita a indicinema: un’ organismo a servizio del cinema indipendente. 

Quali sono i criteri adoperati per scegliere un film piuttosto che un altro? 
Indicinema sta lavorando ad un catalogo, ma non è uno strumento di valutazione, bensì solo un organismo a servizio del cinema indipendente. Attualmente verranno selezionate delle opere girate tra il 2009 e il 2011 e non ancora distribuite che saranno messe in mostra in proiezioni aperte al pubblico presso le sedi di Indicinema. Un film ha un valore oggettivo, che supera il semplice giudizio soggettivo: ci sono film che hanno partecipato con successo a molti festival nazionali ed internazionali e che non sono stati distribuiti perché il mercato distributivo è corrotto da un sistema che non si cura dell’opera e del pubblico, ma che impone su patti già precostituiti senza dare importanza e libertà di scelta allo spettatore. 

Un giovane alle prime armi come può sottoporre alla vostra attenzione il proprio progetto? 
È nostra intenzione creare sia una sezione redazionale che una di servizi che si occuperà della raccolta dei progetti, ma anche qui bisogna evidenziare un concetto fondamentale: Indicinema non sceglie le opere, ma le sostiene mettendosi a servizio. Quando un giovane autore verrà a portare il suo progetto il compito di Indicinema è quello di aiutarlo a selezionare i produttori da contattare e gli stessi giovani produttori saranno seguiti nei percorsi intricati del product placement, del tax credit o del crowd founding. 

La diffusione delle opere proposte da IndiCinema, si muove principalmente su piattaforme web e tv, quali? 
È nostra intenzione diffondere le opere con ogni mezzo disponibile e stiamo lavorando per questo. Per quanto riguarda le sale già abbiamo trovato accordi con la Fice e la Cgs e con gli esercenti singoli che hanno voluto sposare il nostro progetto. Lavoreremo per raggiungere un elevato numero di sale su tutto il territorio nazionale e per portare il cinema indipendente anche ne comuni più piccoli oltre che nelle grandi città. 

Pensi che sia possibile che da un momento di crisi come questo, l’industria del cinema possa trovare nuova forza per organizzarsi? 
Rispondo, citando e riassumendo un pensiero di Albert Einstein: “È nella crisi che nascano l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza, è la pigrizia nel trovare soluzioni”. Concludo dicendo che la forza per organizzarsi è già in atto e che non è più possibile produrre film che abbiano un costo sopra la linea cinque o più volte maggiore del costo interamente sostenuto per realizzarlo, e avvertendo che siamo consapevoli del fatto che noi di Indicinema non andiamo contro nessuno,ma se qualcuno vorrà mettersi contro di noi, quel qualcuno non ama il cinema italiano, non sogna che risorga dalle sue ceneri e sicuramente antepone barbaramente il proprio interesse personale al bene comune. 

Monday, May 28, 2012

Mentre aumentano i suicidi, vecchie modalità di pensiero di scontrano con le nuove.


Mentre aumentano i suicidi, vecchie modalità si pensiero si scontrano con le nuove.
Se ho scelto nella mia vita di lavorare nel cinema, la spinta principale non posso trovarla altrove se non nella necessità di utilizzare questo strumento per poter esprimere il mio pensiero critico rispetto la società in qualsiasi forma permessa dalla settima arte, sia essa fosse facilmente comprensibile, sia essa fosse criptica o simbolica. Il cinema come strumento intellettuale di analisi conscia o subconscia del mondo circostante. Negli ultimi 20 mesi ho dedicato la mia attenzione all’imbuto drammatico che rappresenta le problematiche evidenti che ruotano attorno al mio settore, scontrandomi spesso con l’indifferenza dei più, l’incapacità critica delle nuove generazioni, il pensiero corrotto dei favoriti delle vecchie generazioni, l’unto che rimane addosso dal “confronto” con le figure rappresentative di un sistema degenerato che si nutre anche dei propri escrementi pur di non lasciare ad altrui altro che l’inganno della speranza. Non è mancato l’alito sgradevole degli arrampicatori dell’ultima spiaggia che si iniettano le vene di voglia di potere simulando coscienza, sensibilità e spirito francescano, quando l’unica spinta che li sostiene è l’invidia, che lascia semi invisibili di odio che a loro volto germogliando per nutrirsi logorano dentro silenziosi prima lo spirito e poi gli organi di chi li ospita. Mesi di osservazione e discernimento interiore che mi hanno lasciato un sapore amaro nella bocca e che nonostante i passi avanti fatti di comunione con le forze umane con le quali condividevo il sogno del cambiamento, non potevo trascurare accontentandomi di zuccherini provvisori. Il cambiamento per realizzarsi non può nascere in un contesto storico dove il problema primario non vuole essere affrontato. Qualsiasi soluzione resterebbe demagogica, inapplicabile, fine a se stessa. Per questo l’attenzione principale non può essere ancora portata al proprio settore specifico, ma serve prima un lavoro atto a facilitare e sensibilizzare un risveglio civile, cosciente che superi le barriere delle scelte individuali e degli interessi di categoria. Come posso non riflettere sul fatto che se auspico un rispetto della legalità e quindi non posso accettare che a rappresentare Enti ed Istituzioni siano figure  spesso corrotte e in alcuni casi indagate che non hanno neanche la dignità di dichiarare le proprie dimissioni, io viva in un Paese schiacciato da una forza invisibile superiore dove proprio come nella dolente Grecia il concetto di legalità non viene poi associato a quello di legittimità: se il Governo Italiano (come quello Greco) è scelto da Bruxelles e affidato a membri  della commissione trilaterale grazie al trucchetto dello spread che può far saltare qualsiasi governo legittimamente votato dal popolo e ci si assicura che chi farà il gioco del potere invisibile in un battito di ciglia o nel tempo di un the pomeridiano venga eletto Senatore a vita per proteggerlo in futuro da qualsiasi procedura di inchiesta atta con legalità per garantire giustizia, allora è il caso che l’attenzione di tutti volga altrove. Forse è il caso di rivalutare e iniziare a studiare attentamente pensatori del recente passato come Marx in virtù delle sue spiccate e lucide capacità di previsione. Stiamo girando freneticamente intorno al problema cercando una via d’uscita, ma non abbiamo in realtà saputo individuare il vero Problema, ma solo le tante e drammatiche sotto problematiche che esso determina e che ci portano inutilmente a scontrarci mentre cerchiamo singolarmente di superare il problema inferiore. L’unico vero problema che riguarda tutto a un nome ed esso oggi è il nome di una divinità protetta da oracoli invisibili e dalle premonizioni sempre terribili, questa divinità si chiama: Euro. Sono così stanco di leggere i vassalli con penna e calamaio che utilizzano l’informazione terrorizzando e manipolando l’opinione pubblica al fine di farci credere che senza il dio Euro non vi sia più speranza nè futuro. Sono convinto sempre di più che il primo passo da fare sia quello di ristabilire la sovranità monetaria nel Paese. Prima di essere Europa, siamo Italia e se in Italia vige la democrazia è inaccettabile che L’Europa non ammetta referendum violando quindi la democrazia. L’Europa è semplicemente l’invenzione elitaria creata da poche persone che vogliono assoggettare alla loro tracotanza di potere decine di milioni di essere umani e quindi la ricerca della felicità diventa secondaria quando dovremo affrontare, causa loro, la ricerca della sopravvivenza. La stessa Europa ha imposto con il trattato di Lisbona una costituzione non voluta dai popoli e questa forzatura che ha dato vita alla Costituzione Europea è il contrario di quella italiana che è  stata invece frutto del sangue e della volontà di milioni di italiani. E’ chiaro che si sta facilitando in larga scala l’avvento di un nuovo ordine politico che potrebbe procurare una stasi continuativa della situazione che stiamo vivendo sempre più atta a convergere la propria attenzione sul controllo e la repressione. Come possiamo credere ai nostri governanti se l’unica proposta di crescita è l’aumento delle tasse? Qualcosa di importante, il segno di una volontà sempre più radicata nel popolo è legata al risultato delle ultime elezioni amministrative, ma il fantasma che risiede dietro l’ennesimo abbaglio è la mancanza reale di una nuova rappresentanza politica, quando invece necessitiamo come di ossigeno di una nuova rappresentanza politica innovativa. Qui diventa fondamentale capire che la partecipazione democratica e civile alla cosa pubblica è primaria e viene prima di tutto. Non sarà l’attuazione nostrana del terrorismo a impedire una riflessione sempre più esigente e condivisa in tutti, se la consapevolezza che siamo tutti a comporre lo Stato tornerà a radicarsi nel nostro pensiero al punto che forse avremo chiaro che già un primo passo sia legato alla richiesta di uscita dalla convenzione di Shengen.
E.Cerman 

Monday, November 28, 2011

BREVE RACCONTO DI UNA RIVOLUZIONE MANCATA

E’ passato ormai più di un anno dall’autunno caldo dei lavoratori dello spettacolo,e in questo tempo c'è chi ha spinto in una direzione e chi un’altra, ma tutti apparentemente uniti nella voglia di cambiare le carte in tavola e dal cercare una via verso un miglioramento generale dell’attuale (ignobile) sistema.
Tutti più o meno ci siamo riempiti la bocca di termini, quali: meritocrazia, talento, professionalità, certezza, futuro, diritti, lavoro,pari opportunità, etica, sviluppo, impegno civile, partecipazione, unità, collaborazione, confronto, democrazia, cultura, rivoluzione, occupazione, beni comuni e bla, bla, bla… 
Tutti in attesa ora del gelido inverno. 
Dalle iniziali migliaia di unità del maestoso gregge che occupò il “red carpet” della festa del cinema di Roma inneggiando al belato: “tutti a casa, tutti a casa”(profetico visto il risultato raggiunto), si passò velocemente a pascoli timidi composti da poche centinaia (spesso anche solo decine) di frequentatori nell’attesa del colpo di bastone risolutore del pastore (o dei pastori) di turno.
In quel gregge di pecore candido e puro si nascondevano anche una decina abbondante di maremmani senza padrone e senza pastore che erano lì a fiutare la situazione ma completamente  disinteressati alla divisione dell’erba delle praterie promesse dai pastori alle pecore ignare. Quei maremmani non erano certo tutti amici tra loro e avevano anzi visioni spesso differenti sulla via da perseguire. La loro presenza era il segno però che la favola del buon pastore cominciava dopo anni a non attecchire più come un dogma sul “vile” mondo animale.
Precisiamo che "l'essere una pecora" non è usato in senso dispregiativo, è uno stato dell'essere, semplicemente una condizione naturale (immutabile fino a quando non si allenerà con assiduità la mente al pensiero,come certi rari esseri umani sanno fare,solo allora si potrà attingere alle più alte e rare facoltà scaturite dalla elaborazione del pensiero stesso quali la scelta e il discernimento). Mettiamo però da parte gli "esseri umani", in questa storia compariranno solo nel finale e scopriremo essere i più cattivi(forse proprio "bestie" in realtà), meglio quindi che ognuno di noi che ha vissuto e sta vivendo questa lunga stagione di lotta, si riconosca in una delle nobili categorie animali e andiamo avanti per metafore. 
Le pecore ignorano ma hanno un alto senso della fiducia (così cieca da non confonderla con il rapporto fiduciario), nei confronti di chi gli promette la certezza del pascolo, purtroppo spesso hanno poca memoria e ad ogni delusione eccole pronte a radunarsi alla chiamata del pastore, sempre più affamate, ma sempre egualmente fiduciose. Tra loro ci sono anche le pecore nere, che sono generalmente come numero inferiori al gregge e superiori ai maremmani.



Esse si lamentano troppo,sono quelle che vengono trattate peggio dai pastori,ma non sanno come trasformare il loro belare lamentoso in qualcosa di più importante e non trovando facile aggregazione nel gregge, attendono quindi che qualche maremmano le porti nella sua direzione e le faccia sentire accettate e quando possibile anche partecipi, ma sempre e comunque anch’esse, come le pecore bianche, ignorando un po’tutto, ma con ritrovato senso di fiducia.
I maremmani stavolta stanchi e radunati in numero e non più isolati come lupi, hanno iniziato a dire la loro, principalmente ad abbaiare contro il pastore di turno, ognuno cose differenti, tutte comunque rivendicazioni rispettabilissime.
Il loro agitarsi poteva rischiare anche lo scontro di appartenenza, ma il nemico che accendeva di rosso i loro occhi, era comunque, se pur nascosto in una moltitudine impressionante di ramificazioni, capace di parlare una sola lingua, asservito al sistema e facilmente individuabile; per questo i maremmani non si azzannarono tra loro, avevano compreso che indebolirsi sarebbe stato deleterio e iniziarono a pensare di crescere come numero, magari se non tutti insieme tra loro almeno rispettando le differenze e cercando anche supporto tra le pecore nere e tra qualche rara pecora bianca che aveva perso casualmente la direzione o che potenzialmente (caso rarissimo), destata dall’ipnosi dal ringhiare e dall’abbaiare dei maremmani, si era ritrovata improvvisamente impegnata nel tentativo di sviluppo della propria atrofizzata capacità di pensiero. Passarono giorni e poi mesi e dell’iniziale movimento strumentalizzato non restò nulla se non l’amaro in bocca (molto più amaro di qualche filo d’erba rancida), ma qualcosa di nuovo si iniziava a vedere all’orizzonte e i campanacci dei pastori non distoglievano più lo sguardo di tutte le pecore in massa e meno che mai dei maremmani.
I maremmani si divisero in difesa dei settori di competenza: chi per lo spettacolo dal vivo, chi per il cinema indipendente, chi per i diritti connessi, chi per i diritti d’autore, chi in difesa di tutti i lavoratori (?), chi per i cinema e i teatri chiusi, e con loro si aggregarono quelli in cerca di un locale dove bivaccare e villeggiare, quelli che non avevano mai visto uno famoso da vicino, quelli che per  la prima volta avevano la possibilità di salire su un palco e dire: “mamma butta giù la pasta”, quelli che gli piace suonare le trombette di carnevale vestiti da sera,quelli che improvvisamente si sono resi conto che altri pensavano e agivano e anche loro quindi dovevano dire la loro non aggiungendo nulla a quanto era stato detto dai fedelissimi dell’assemblea nei mesi precedenti, quelli che passavano di lì per caso e avevano sempre un biglietto da visita da dare o un curriculum mezzo vuoto da riempire, quelli che sentivano la mancanza di aggregazione, quelli senza amici e vita privata, quelli della “cultura” con K (da non confondere con quelli più rispettabili e utili della “coltura”), quelli che non appartengono al settore ma fanno casino sognando la poltrona di qualche assessorato, quelli che dicono: ”bisogna fa prima l’album (albo) degli attori”, quelli che amano i poveri, si vestono come loro e più scompare la classe media più loro mantengono il titolo dell’alta borghesia, quelli che odiano la politica confondendola con i partiti, quelli nostalgici delle occupazioni studentesche, quelli che nessuno gli ha ancora detto che nei settori dell’arte non c’è posto per tutti (soprattutto quando gli artisti veri sono in difficoltà), quelli che proprio hanno sbagliato mestiere, quelli che dicono: “prima dobbiamo parlare con i sindacati”, quelli che non ascoltano nessuno perché si parlano costantemente addosso e non si rendono più conto quando dicono cazzate, ma anche fortunatamente artisti, professionisti e gente seria, responsabile e preparata. In questo oceano di sentimenti però, non potevano mancare le scimmie e i gufi. Un’ altra qualità che distingue il maremmano dalle pecore è che esso sa distinguere le scimmie dai gufi.

Le scimmie sono peggio dei gufi, perché se il gufo si limita ad osservare e a dire: “tanto non cambierà mai nulla” è consapevole di essere solo un gufo perché il suo pensiero e la sua immaginazione sono talmente atrofizzati da non poter proprio vedere vie alternative, non può proporre e non vuole essere destabilizzato, semplicemente  aspetta di poter dire: “te l’avevo detto” e si aspetta che tutti poi si tramutino in gufi e vedano le cose come lui senza un barlume di speranza e la minima volontà di partecipare al cambiamento. La scimmia invece è furba, arrogante e fastidiosa, generalmente più preparata culturalmente della media delle pecore (e anche di qualche maremmano), ma non abbastanza intelligente da essere considerata oltre il fastidio che reca con la sua saccenza. Il dramma della scimmia risiede tutto nell’illusione di saper utilizzare la mente per  elaborare il pensiero come certi rari esseri umani sanno fare, ma non si accorge di limitarsi al massimo ad imitare nell’elaborazione di pensiero gli esseri umani più involuti e quindi più vicini alla scimmia che a quei rari esseri umani più evoluti,e non da meno, ignora quale sia la reale portata del fastidio che arreca la sua saccenza spesso inflitta ai danni di chi invece vorrebbe provare ad utilizzare il pensiero per cambiare lo stato delle cose  e quindi sacrificando e mettendo a disposizione il proprio tempo per una causa comune.
La scimmia non propone anche se sforzandosi potrebbe farlo meglio e più delle pecore, ma è capace solo di criticare e spinge spesso la sua critica tra una banana e l’altra verso il target sbagliato, fortunatamente avendo poca capacità di attenzione e quasi nessuna capacità di concentrazione i suoi attacchi e i suoi disturbi si limitano a sporadiche occasioni e quando poi, allo scadere della pazienza del molestato di turno, viene attaccata intellettualmente, scappa via lasciando dietro solo qualche gridolino per l’orgoglio ferito insieme a qualche buccia di banana. Col tempo si impara a sbarazzarsene facilmente.
In questa giungla che prometteva la rivoluzione e che oggi deve fare i conti tra il disinteresse sociale e la partecipazione sporadica delle pecore che si ridestano solo quando vengono sventolati festoni, volti noti, musica, popcorn, patatine, preservativi, e nuove illusioni a costo zero (?), meglio dire a basso costo(tra benzina, sigarette e una cosa da bere, 20 euro minimo partono sempre se non ci sono poi altre scatole da riempire o magliette da comprare con banconote colorate).
Intanto dall’Europa arrivano le minacce (celate nelle televisioni) di mettere immediatamente a mercato le residue quote pubbliche nelle grandi società strategiche italiane (Eni, Enel, Finmeccanica etc.) come venne fatto per la Grecia in modo da fagocitare definitivamente l’Italia  e qualcuno addirittura ha lasciato trapelare il rischio che potrebbero essere intaccate le riserve auree, tutto questo mentre il dimissionario ex presidente del consiglio torna a dichiarare in pompa magna di lavorare per le prossime elezioni (non c’è limite all’indecenza).
 Se pensavamo di aver visto il peggio forse era solo l’inizio e l’ipotesi di un governo non eletto dal popolo che ci svenda come schiavi insieme al nostro futuro e ai nostri beni spero resti solo un’ipotesi.
Torniamo però alla rivoluzione mancata che ci vede da vicino, anche perché per cambiare le cose nel grande, bisogna prima agire nel quotidiano ognuno nel proprio piccolo. Dopo mesi durissimi di impegno civile, di organizzazione partecipata, di sogni infranti e di nuove possibilità all’orizzonte, l’incubo secessionista della divisione e della conseguente dispersione verso il raggiungimento degli obiettivi comuni è tornato a mostrarsi prima timidamente ora in tutta la sua faccia tosta.

Non era bastata la cacciata o la fuga per scelta personale  di molti degli intellettuali che nelle fasi iniziali dell'occupazione frequentavano il Valle, rimasto poi in mano agli occupanti più fedeli alla leadership in rosa (“artisti” e militanti), col supporto/frequentazione dei “valleggianti” spesso (non tutti) attratti dalla novità e dai volti noti amici del Valle, mi riferisco a certi attori famosi, che si ritrovavano (alcuni) ad essere non più solo amici, ma fratelli del Valle (simboli in carne ed ossa di un monumento storico) una volta abituati ad essere incensati come “gesùcristi” dai propri colleghi non tanto per semplice ammirazione e spirito di umiltà, quanto per piaggeria dovuta ormai a una cronica disperazione pneumatica che avvolge ormai gli attori non noti,e anche  quelli tra i non noti più bravi ed esperti (che in quei casi sembravano aver scordato di esserlo). Spiriti puri in gran parte, ma ignari di una leadership che, oltre a chiudersi verso chi li esortava al confronto e alla partecipazione a tavoli di discussione comuni anche con coloro (individui e organizzazioni) che precedentemente  li avevano invitati alla stesura di un modello e di una proposta concreta, non solo ha rifiutato gli inviti, ma di li a poco la leadership si è voluta erigere autoproclamandosi come principale interlocutrice (?) nel nome del Valle (e del padre, e del figlio...) non solo riguardo le tematiche peraltro ancora irrisolte dello spettacolo dal vivo, ma anche di quelle del diritto connesso, del cinema indipendente e di qualsiasi tematica (anche estranea al settore) che potesse far parlare del cuore pulsante del Valle (anche il cervello sarebbe servito) pur non conoscendone in maniera approfondita le dinamiche, e le reali modalità da intraprendere democraticamente  attraverso la stesura di proposte da consegnare alle istituzioni, il confronto aperto con la politica e le possibilità che ne potevano conseguire.
Il Valle era un teatro che rischiavamo di vedere tramontare, e che una volta salvato doveva risorgere dalle sue ceneri e forse spingersi nel mantenimento storico degli allestimenti classici,passando per la ricerca, la sperimentazione, dando spazio alle giovani compagnie, alla drammaturgia internazionale, alla formazione continua etc..etc… Per ora, nonostante gli sforzi profusi è semplicemente uno dei locali notturni più famosi di Roma e forse un giorno, prima che si tramutino tutti in locandieri, dall’intellighenzia teatrale che lo sostiene fin dai primi giorni dell’occupazione scaturirà almeno una nuova,anche sola e unica drammaturgia che farà storia e sarà esempio dello scempio perpetrato ai danni delle grandi intuizioni artistiche soffocate e represse dal sistema. Io me lo auguro veramente.
Spero nessuno si offenda, ma non vi nego che mi girano veramente i cosiddetti e se perderò presunti amici non me ne farò certo un problema, non erano certi loro quelli dai quali sarei andato a chiedere aiuto in caso di bisogno.
Parlo senza peli sulla lingua consapevole di essere un outsider dal 2007, da quando cominciai a dire pubblicamente (quando potevo) e costantemente nel mio privato che le cose non andavano per niente bene e che bisognava cambiare rotta e che cambiare era possibile. Ciò che è accaduto nel 2010 in termini di passione e coinvolgimento non accadeva da decenni e l’occasione che avevamo era incredibile. Non tutto è perduto e quindi ora mi concentro su ciò che ritengo vada preso in considerazione per evitare i soliti errori del passato: la divisione che disperde indotta dalla tracotanza di voler ottenere una posizione di potere o affine. Una malattia che colpisce soprattutto i maremmani  del mio racconto.
Ho visto prendere posizione in difesa dei lavoratori dello spettacolo da sedicenti colleghi con curriculum che si fermavano alla formazione e a un paio di esperienze amatoriali/parrocchiali, ho visto gli ignavi non partecipare e non mobilitarsi autocondannandosi da soli al loro futuro, ho visto gente cercare e poi avvicinarsi prona verso chi per anni li aveva penalizzati e sfruttati e continua a farlo,ho visto giovani senza maestri utilizzati nei servigi  più umili alla corte dei potenti nella speranza di ottenere domani il via libera per ruoli di livello nel ricambio generazionale (?), ho visto tanta falsità, ho visto marchettari e puttane,ho visto barbari travestirsi da intellettuali, ma ancora peggio quando credevo qualcosa stesse cambiando in meglio ho visto alcuni dei maremmani scordarsi del passato e di chi fosse il nemico e formare nuove strane alleanze destinate solo a indebolire gli sforzi di coloro che hanno remato in un'unica direzione possibile: quella del futuro e di nuove concrete possibilità di sviluppo per scardinare lo status quo di un sistema immobile, familistico e famelico, attraverso nuovi modelli etici basati sulla trasparenza e sullo sviluppo orizzontale.
“Dividi et impera” e ieri sera all’assemblea informativa sul diritto connesso e il conseguente aggiornamento sulla situazione onirica dell’istituto mutualistico Imae (ora nuovo Imaie), mentre l’assemblea stava per prendere le sembianze della festa promessa e promossa dell’associazione artisti 7607 quasi al completo in termini di volti noti o quasi(i "nomini" come si sono auto battezzati), sento proferire dal palco dalla voce della presidentessa Cinzia Mascoli (amica a suo dire di Indicinema, nonostante di lei si siano perse le tracce da tempo immemore,ma sempre giustificata per l'assiduo impegno che ella svolgeva e svolge in difesa del diritto connesso) che il 4 Dicembre prossimo insieme al neo-sindacato s.a.l.a ci spiegheranno (credo al Farnese) come creare un’itera filiera del cinema indipendente. Ma come? Lei che non aveva tempo per pensare al cinema indipendente per i troppi impegni che già sosteneva. Lei che non poteva disturbare o mettere a conoscenza i suoi "nomi","nomini"e "nomucoli" delle nostre iniziative? Mi verrebbe da dire che ha agito alla faccia di Indicinema e di tutto quello che in questi mesi di durissimo lavoro indicinema ha fatto e raggiunto e di quanto sta seminando per agevolare e migliorare il settore in termini di produzione e distribuzione su tutto il territorio nazionale, dando speranza e voglia di aderire e combattere a tutto quel settore indipendente calpestato in Italia che attendeva l’opportunità finalmente di (ri)sorgere.
Per verificare basta andare sul sito www.indicinemaitalia.it.

Dove erano questi signori che vogliono organizzare la loro filiera mentre noi li invitavamo alle nostre riunioni, ai convegni pubblici o in occasioni speciali come la 68° mostra del cinema di Venezia o la festa del film di Roma?
Non ci bastava il flauto magico di certi privati millantatori che volevano approfittare degli indipendenti veri millantando  modelli distributivi innovativi che al massimo avrebbero arricchito (e neanche tanto viste le premesse intellettuali) gli stessi privati e sfruttato i cineasti e le produzioni indipendenti? No, disperdiamo ancora energie.
Che schifo gli “imprenditorucoli” della settima arte, ancora peggio quelli con velleità artistiche che si riempiono la bocca di paroloni per il bene comune e strizzano l’occhio contemporaneamente alle major e al potere o peggio si comportano come loro pensando unicamente al profitto (inteso nell’aberrazione del termine).
C’è bisogno di veri imprenditori invece, e non di figli di papà viziati, già è soffocante avere tra le palle quelli presenti nei rami artistici (principalmente tra gli attori sempre i più facili da piazzare nel sistema), ovviamente solo quelli che non valgono molto, perchè con gli altri abbiamo tutti più pazienza, nonostante non partano insieme a noi, ma più avanti allo sparo dello start ai nastri di partenza. Non ci bastava ricordarsi degli errori del passato? No, perché ieri sera mentre sentivo l’annuncio della presidentessa Mascoli e intorno a me vedevo oltre alcuni del neo sindacato s.a.l.a., anche alcuni occupanti (non più legatissimi forse alla leadership) del Valle (dove la stessa Mascoli era stata scavalcata sulla questione del diritto connesso in una ipotetica assemblea pubblica sul tema), e udite udite anche Rulli e qualche “compagniuccio” di merende dei “cento autori”(ormai da mesi lontani dalla ribalta mediatica, ma sicuramente pronti a tornarvi al primo calare delle difese di chi li aspetta al varco e in attesa del perdono politico per i loro errori venali e strategici).
Ma come? Che centravano in un assemblea sul diritto connesso? Forse erano lì per la festa? Non credo.
Allo sguardo imbarazzato della Mascoli che vedendomi in platea nervosamente citava due volte il mio nome e quello di indicinema sottolineandolo come fosse amica di un progetto così eticamente valido, il sospetto nel mio cervello ha iniziato ad insinuarsi...
 ...“Dividi et impera” e chi mandare in prossimità del natale se non figure dal volto mite e la barba bianca per iniziare a parlare di cinema indipendente da capo e valutare nuove  possibili alleanze (composte sempre e comunque da nomi noti e maremmani affamati e senza dignità) destinate a crearsi con lo scopo celato, dai manovratori dei maremmani sciocchi, di indebolire gli sforzi di chi comincia a spaventare il sistema e consacrato dalla filosofia del “magnamose tutto noi comunque” , soprattutto in tempo di profonda crisi.

Se l'Italia è quello che è, la colpa è facile capire dove risieda. Da anni il nostro settore è manovrato e l'intelligenza limitata dei più, alimenta i piani di chi vuole controllare tutto e per farlo sa manipolare fantocci con aspetto da leader.
Spero, voglio sperare, non sia questo il caso, ma ho smesso da tempo di farmi passare la mosca sotto il naso!
Capire come stanno le cose è questione di giorni.
La cosa più divertente sarebbe sentire il 4 o prossimamente chi lavora per le "major" e che quindi conosce certi guadagni e certi privilegi, parlare di cinema indipendente (senza averlo mai fatto o essendoci passato di sfuggita), magari con la volontà segreta di governarlo e spacciandolo per sostegno alla sua crescita. Ovviamente se a spalleggiare il potere saranno i volti noti di artisti 7607 che hanno snobbato indicinema e i suoi inviti, la cosa farà ancora più ridere e li descriverà per quello che sono realmente.
Sia chiaro per quelli di loro che, detto alla romana, "se la sentono calda": Volontè aveva un altro dna. 
C'è puzza di merda in questo paese, e la guerra tra poveri mentre i ricchi ingrassano, come il mondo insegna, è la cosa più facile da realizzare.
Era il 21.01 2010 quando alla casa del cinema sentii affermare la prima volta per bocca di Rulli che i cento autori avrebbero parlato e proposto nel nome del cinema indipendente. Gli risposi così: http://www.youtube.com/watch?v=HBWBlBkrIy0 , ma questa volta sarei molto più chiaro per fargli recepire il messaggio , talmente chiaro che se fossimo negli anni 80 lo comprenderebbero anche  i "paninari" e i "tozzi"(i primi sono scomparsi, ahimè i secondi no).
Nei giorni di quell'assemblea, il movimento "Tutti a casa" era già finito e la carte erano state scoperte come i bluff e le nuove direzioni che volevano intraprendere.


Ora ricominciano le danze e i burattinai per riabilitarsi devono sfruttare i tumultuosi finti rivoluzionari (i maremmani) che non aspettano altro che bere dall'uccello del padrone per avere il loro spazio esistenziale, e quelli con l'uccello invece ,attraverso i nuovi servi, prendersi prima il consenso e poi il futuro di tutti.
Quando il pastore farà cadere la sua maschera scopriremo che era solamente un maiale travestito da essere umano e che sarebbe bastato aver letto Orwell per non cadere nell'inganno così a lungo.
Ammetto sia molto radicale il mio pensiero,e che domattina vorrei svegliarmi sapendo di sbagliare, ma come insegna Ermete Trismegisto enunciando uno dei principi della filosofia ermetica: "ciò che è sopra così è sotto", e quello che avviene nel grande avviene di conseguenza nel piccolo.


Emanuele Cerquiglini Cerman

Sunday, November 27, 2011

FATTI INQUIETANTI

 In un film basato su una storia vera che ho sceneggiato, scrivo di proventi arrivati da taluni calabresi e sardi (come nei fatti reali). Nonostante io sia di origine sarda, una co-produttrice sarda del film dopo continue rimostranze nei confronti del regista per la menzione dei sardi nel film arriva  a minacciare lo stesso regista di abbandonare l'investimento distributivo e lo porta  a farsi proporre dallo stesso il doppiaggio della battuta peccaminosa sostituendo così i sardi con i siciliani. Ovviamente il regista ci ripensa e non cede.  La produttrice allora, oltre a dimostrare ignoranza, razzismo e il tipico e squallido comportamento di chi si avvicina al cinema per capriccio  in età avanzata ritrovandosi il portafoglio gonfiato dai parenti, decide di interrompere l'investimento destinato alla distribuzione sommando  al rifiuto anche motivi personali che esulano da qualsiasi discorso professionale. Vengo poi a sapere che in una mail arriva anche a far capire al regista che in qualche modo potrei pagarla nonostante la mia origine sarda. Questa è l'Italia, ma io cammino a testa alta. Emanuele Cerman

Wednesday, November 23, 2011

le vie dell'arte e le nuove generazioni

Penso ai mestieri dell'arte,e in special modo chi sogna la settima, e guardo alle nuove generazioni sconfitte ancora prima di sapere di essere su un campo di battaglia e comprendo che se la poca professionalità che ne scaturisce mi spaventa, è l'assenza di guide e validi maestri a terrorizzarmi. Far capire le differenze se non possono essere vissute è solo un'esercizio dialettico, perché non vi è possibilità minima di discernimento. Sono rarissimi ormai i giovani che hanno la fortuna di intraprendere una delle poche strade adeguate per la loro formazione artistica e capire il senso (talvolta il dovere) che si nasconde dietro l'ideale e la volontà di intraprendere questo mestiere, ma è forse, in queste condizioni, solo un'illusione. L'ignoranza dilagante, la telecrazia, l'esaltazione edonista e la mera voglia di apparire rendono questi ignari giovani degli schiavi di "porci inventati e arrampicatori". Le vittime sacrificali perdono il loro tempo partecipando incosapevoli alla demolizione del paese. Quanto la società deve interrogarsi ancora? Tanto tempo...Tanto quanto è la colpa delle famiglie e dell'istruzione, quanto il tempo perduto per le "non rivolte sociali", preferite invece
al mantenimento-disfacimento imposto dallo status quo e determinato da una classe politica impaurita dal "sapere" (cultura e conoscenza), al punto di rendersi coesa per decenni al fine di distruggere "il sapere" dalle basi. La pagheremo tutti, prima o poi, molto peggio di quanto pensiamo lo stiamo già facendo.

Sunday, November 20, 2011

Biografia



Emanuele Cerquiglini in arte Emanuele Cerman,è autore, attore e regista. Nasce a Roma il 9 Luglio del 1976, finito il liceo, durante gli studi univeristari mai completati, inizia subito a studiare recitazione, arriva al debutto in un cortometraggio nel 1997 del regista (allora alliveo del centro sperimentale, Matteo Delbo'), segue di li a poco il debutto in teatro con la regista Nora Venturini nella compagnia di Ettore Scola "il piccoletto di Roma" dove sarà impegnato come attore fino al 2003 e diretto spesso dalla regia di Daniele Costantini (chiacchiere e sangue " fatti della banda della Magliana) e Nora Venturini (Il cappello di carta). Al cinema debutta nel 99 nel film "tutti gli uomini del deficiente" per la regia di Paolo Costella. Sempre nel 1999 Emanuele inizia un sodalizio con il regista Ivan Zuccon con il quale è impegnato in 5 film nel panorama internazionale del cinema indipendente di genere horror. L'ultimo film col talentuoso regista è datato 2011 "the wrath of the crows" girato in lingua inglese con un impotante cast internazionale, tra cui spicca il nome della "horror queen" Debbie Rochon.Nel cinema indipendente lavora anche con Romano Scavolini in uno dei capitoli della trilogia "l'apocalisse delle scimmie". Dopo aver lavorato nei primi anni di carriera spesso nella commedia teatrale, l'amicizia stretta durante un'estate con Marco Santin della Gialappa's band lo porta nel 1999 a una piccola esperienza radiofonica nel programma "lunediretta" di radiodeejay. Finito il servizio militare inzia a studiare il metodo Stanislavskij- Strasberg e comincia ad interessarsi alla scrittura e alla regia. Nel 2000 Ettore Scola lo porta sul set del film "concorrenza sleale" dove Emanuele respira per la prima volta la grandezza di un set di alto livello internazionale. Con l'inizio del nuovo secolo Emanuele incontra in teatro il regista Agostino Marfella che lo porterà ad abbandonare la commedia per avvicinarsi agli studi e alle rappresentazioni dei testi di poeti e scrittori come Dario Bellezza, Giorgio Manganelli, Jean Jent e  Harold Pinter. L'impegno in lavori televisivi come attore è molto limitato negli anni e tolte le esperienze con Sergio Martino in "Mozart è un assassino" e ruoli di puntata come con il tedesco Jacob Shauffelen in Donna Roma, con Giulio Base in " Don Matteo 8" e Stefano Sollima in "romanzo criminale 2",  l'esperienza televisiva più rilevante Emanuele l'affronta non come attore, ma come regista dirigendo tutte le puntate del  programma "road" intitolato "Decanter i diari del gusto" e condotto dalla coppia Fede e Tinto di radio Rai.  L'esigenza di esprimersi attraverso la scrittura e la regia si materializza definitivamente nel 2005 dove Emanuele inizia a scrivere, dirigire e montare diversi cortometraggi, ricevendo per alcune opere premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. La scrittura e la regia lo accompagnano anche in teatro e al cinema, recentemente ha scritto il film di Stefano Calvagna "cronaca di un assurdo normale". Nel 2008 arriva tra i primi 5 progetti di interesse internazionale alla sezione pitching del Roma fiction fest, dove presenta il promo del film intitolato: "so that tomorrow no  one will remember" ,tratto dal libro " perchè nessuno domani ricordi" di Alberto Manca e ricevendo entusiastici compimenti dal direttore della "pitching session" Pat Ferns. Dal 2004 dopo alcune piccole esperienze di co-produzione in opere indipendenti, apre Timeline srl e debutta come produttore di maggioranza nel film film horror di Ivan Zuccon "Bad Brains".Dopo l'entusiasmo iniziale l'attività di produttore porta Emanuele ad un periodo di crisi esistenziale, dove il lavoro come attore sembra quasi interrompersi e la vena creativa esaurirsi. Sono anni difficili e di profondo dolore, iniziano così lunghi viaggi in giro per il mondo alla ricerca di se stesso e di ispirazione. Dal 2007 finalmente ritrova la vitalità e con essa la forza che lo porterà, oltre a riprendere la sua attività artistica, anche ad un costante impegno civile nel settore cinematografico, soprattutto in difesa del cinema indipendente, esponendosi pubblicamente a sostegno della creazione di un sistema meritocratico e in difesa degli artisti umiliati da un sistema verticale che non bada al talento, alla professonalità e al merito,ma che invece si limita spesso a rapporti familistici e famelici e alla gestione lobbistica dell'intera filiera. E' così che nel 2010 Emanuele è promotore della creazione dell'associaizone " artisti indipendenti 2010" e con essa arriva insieme ad altre associaizioni alla costituzione di "Indicinema" nel 2011. Sempre nel 2011 gira il suo primo lungometraggio: "in nomine Satan".


2007 intervento a CortoMed-Roma città in corto :http://www.youtube.com/watch?v=QL_jU_k2zX8
2011 estratto intervento alla casa del cinema: http://www.youtube.com/watch?v=HBWBlBkrIy0
2011intervento a Venezia 68: http://www.youtube.com/watch?v=U5yUkmvcTyA

Thursday, November 24, 2005

pensieri ribelli.

La disattenzione nostrana, nei confronti dei talenti emergenti, è semplicemente imbarazzante.
Si potrebbe estendere il discorso a settori differenti, ma io npn posso che parlare (protestare) sul settore che conosco meglio.quello del quale mi occupo.
Non comprendo come possa avere trionfato questa strategia dell'asaltazione della "merda", e dell' indifferenza verso il "valore reale".
L'auto distruzione è un processo che sembra non avere tempo.
Quindi essere senza fine.
Per quel che mi riguarda, fino a quando avro' la forza e ci riuscirò, porrò il mio sguardo molto al di là di questi nostri tristi confini, corrotti e anti meritocratici, spesso confusi per meramente assistenzialistici,ma di assistenzialistico c'e' davvero ben poco, basta vedere le differenze con la Francia nostra cugina.
Quasi mi sconforta l'idea che se mai avessi un figlio, questi debba trovarsi a vivere la condizione (probabilmente ancora piu' esasperata), che io e la mia generazione stiamo subendo e forse non abbastanza "resistendo".
Quando poi si ama la propria origine, l'orgoglio si fa maggiormente disperato e sfocia in cieca rabbia...
Basterebbe cosi' poco in realtà a migliorare le cose.
Ma a chi importa? quando ciò che conta è volgarmente riassumibile nel detto: "meglio guardarsi il culo".
Un pensiero anche a tutti pensionabili fautori del disastro del nostro cinema che continuano a richiedere fondi, e a sperperare denaro inutilmente: fatevi da parte, o fate investendo in proprio se veramente avete voglia ancora di raccontare qualcosa e mettervi in gioco, ma non fatelo con il denaro che dovrebbe aprire le porte alle nuove idee e ai nuovi talenti . Il cinema non è un passatempo per ricchi annoiati o boriosi intellettuali da salotto capaci solo di disprezzare e di ergersi ad eterni conduttori e veicolatori di cultura quando sono i primi a tapparsi gli occhi come cavalli da carrozza e ad essocondare null'altro che il proprio smisurato senzo di onnipotenza!